Ivo Horvat ha creato lo shot vincente per Peaceforce.
Ambientato a Copenhagen nel 2045, lo short fantascientifico “Peaceforce” del regista danese Peter Gornstein offre un'ambientazione moderna al racconto “Shooting an Elephant” di George Orwell. Nel film, che di recente ha vinto il prestigioso Prix Canal+ al festival Clermont-Ferrand International Short Film francese, il mondo è sull'orlo di un collasso economico. Si è instaurata l'anarchia e Daniel (interpretato da Cyron Melville), un ufficiale conosciuto come Peaceforce, si offre volontario per investigare sulle denunce riguardanti un elefante impazzito che ha causato molti morti e feriti.
"Daniel segue l'uomo che gli ha parlato delle stragi compiute da quest'elefante in città, la quale è stata completamente ridotta in macerie, e subito capisce che c'è qualcosa che non va," spiega Ivo Horvat, supervisore VFX del film. Horvat, che aveva già collaborato con Gornstein in altri progetti, è stato coinvolto fin dall'inizio delle riprese. Utilizzando CINEMA 4D, After Effects e Photoshop ha creato sei ambienti CG che occupano una ventina di minuti nel film.
I primi schizzi di Horvat non solo sono stati utili per la creazione di questo film apocalittico, ma anche per richiamare artisti e trovare dei finanziamenti per il progetto. E quando la troupe è andata a Copenhagen 12 giorni per le riprese, Horvat l'ha seguita per vedere di persona ciò che doveva essere creato o ampliato in digitale. "Siamo stati fortunati perché avevamo bisogno di un certo livello di degrado e abbiamo trovato locazioni come un'industria con degli impianti piena di sporcizia ed una fabbrica in rovina, quasi completamente distrutta," ha spiegato. "Così non abbiamo dovuto ricreare in modo digitale tutti quei camini storti, i detriti e le buche."
Creare un mondo digitale credibile
Mentre il tono di Peaceforce è come un oscuro presentimento, la missione di Horvat era quella di creare degli ambienti che renderssero chiari i rischi e i pericoli affrontati dal protagonosta durante la sua ricerca dell'elefante. Dopo aver completato il set fotografico delle location del film, è tornato a Los Angeles ed ha iniziato la produzione. "C'erano anche altri artisti che si occupano del matchmoves, del rotoscoping e di alcune modellazioni, quindi io ho iniziato il processo di reinterpretazione della concept art in modo che essa corrispondesse alle fotografie, la quale naturalmente era leggermente diversa da quella prevista inzialmente," ha spiegato.
L'arte di Horvat si può vedere già nei primi shot del film. C'è un palpabile senso di pericolo, come quando un veicolo militare blindato lascia la sicurezza di Peaceforce per viaggiare attraverso la città deserta, trasformata in una zona di guerra. Si possono vedere auto bruciate, alcune vere ed alcune create in digitale, eruttazioni di olio e di fumo e auto che passano.
"Sembra semplice ma è servito molto tempo per far muovere il veicolo a 60 miglia orarie, giocando con la velocità della camera e con le lenti in modo da ottenere la composizione che meglio favorisse lo sfondo," aggiunge Horvart. Una volta creato il painting, ideate le proiezioni della camera e renderizzate al di fuori di CINEMA 4D, il tutto è stato unito alle riprese reali utilizzando After Effects.
Il processo di integrazione del progetto con le riprese ha incluso l'aggiunta di alcune distorsioni delle lenti, ha detto Horvat, spiegando che egli stesso ha misurato la quantità di distorsione e l'ha applicata a CINEMA 4D, in modo che le camere si muovessero allo stesso modo.
Una delle maggiori sfide del matte painting è stata quella di abbinare l'aspetto realistico delle foto con quelle digitali, ha detto Horvat. Anche se la gente pensa che il fotorealismo sia una versione accurata delle realtà, in verità esso è una versione simplificata e limitata. E' necessario rispettare l'aspetto del film, il quale è determinato in gran parte dalla latitudine del sensore. "Le immagini erano straordinariamente nitide, a volte difficili da eguagliare, ed ho dovuto rielaborarle tre-quattro volte per garantire una buona risoluzione per il film per un ottimo campionamento del rendering," spiega.
Di tutti gli ambienti che Horvat ha creato, la scena del film che mostra la distruzione della città è stata la più sorprendente. Ampliando uno shot di soli 60 piedi scattato a Copenhagen che rappresentava un'area industriale ampiamente danneggiata, il matte painting ha incluso un ponte crollato creato con il digitale. In verità, ha detto Horvat, l'unica cosa originale nello shot è la carreggiata in primo piano in cui viaggia il veicolo blindato che trasporta il protagonista. "Abbiamo impiegato molto tempo per trovare una superficie danneggiata come questa, e quando l'abbiamo trovata, l'ulimo giorno delle riprese, stavano letteralmente distruggendo l'intera fabbrica," ha aggiunto Horvat. "Abbiamo sfruttato la strada e l'auto nello shot, ma abbiamo dovuto sostituire completamente l'ambiente."
Fin dalla sua vittoria al Clermont-Ferrand Festival, “Peaceforce” è stato invitato al 201l Tiff's in Inghilterra (definito anche come l'equivalente degli Oscar inglese) e al Toronto International Film Festival. E' stato anche invitato al Telluride Film Festival ed è passato in televisione in Danimarca ed in Francia. "E' stata veramente una produzione sorprendente e ho avuto la fortuna di aver avuto un input creativo per l'intera durata del processo," ha detto Horvat.
WebSite di Ivo Horvats
www.ivohorvat.com/vfx_reel.htm